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Usura, l’allarme di Confcommercio: 40mila imprese sono a rischio
“Giù fatturato e poca liquidità, e il rischio usura galoppa” – I dati sono stati esposti nella Giornata della legalità, a cui ha partecipato anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. “Con il fatturato pesantemente ridotto, senza liquidità, senza credito e con i conti da pagare, è facile capire quanti imprenditori rischiano di essere facili prede per la criminalità organizzata e le pratiche di usura – sottolinea il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli -. Dal 2019 a oggi la quota degli imprenditori che ritiene aggravato il fenomeno è aumentata del 14%. E sono a immediato e grave rischio di usura circa 40mila imprese del commercio, della ristorazione e dell’alloggio”.
Fenomeno più che raddoppiato – All’ufficio Studi chiariscono: “Tra i fenomeni illegali l’usura è più che raddoppiata rispetto al 2019. La quota di imprenditori che ritiene aumentato questo fenomeno è salita al 27% contro il 12,7%”. Non sorprende, aggiungono a Confcommercio, che “il Sud sia tra le zone più colpite. Nel Mezzogiorno è anche maggiore il rischio di chiusura definitiva delle imprese. Tra nove grandi città italiane, Napoli, Bari e Palermo risultano quelle più esposte”.
“In pericolo 300mila imprese” – Confcommercio sottolinea inoltre che la crisi del settore non si ferma e spiega: “In assenza di adeguati sostegni e di un preciso piano di riaperture, rischiano la definitiva chiusura 300mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi, di cui circa 240mila esclusivamente a causa della pandemia”.
“Le difficoltà economiche – sottolinea l’analisi – riguardano soprattutto la perdita di fatturato, la crisi di liquidità e le complicazioni burocratiche. Sul 2020 le imprese del commercio, alloggio e ristorazione indicano per il 50,7% una riduzione del volume di affari, per il 35,3% mancanza di liquidità e difficoltà di accesso al credito, per il 14% problemi di tipo burocratico”.
Attenzione al piano riaperture – In questo quadro Sangalli chiede al governo di calibrare con attenzione il piano di aperture che rischia di penalizzare una fetta importante del tessuto commerciale e spiega: “Le riaperture per le sole attività all’aperto rischiano di penalizzare almeno la metà delle imprese che non possono usufruire di questa possibilità. Chiediamo quindi due ulteriori accorgimenti: da una parte, favorire una sensibilizzazione nei confronti delle amministrazioni locali nel permettere di utilizzare nuovi spazi pubblici e dall’altra anticipare il prima possibile le aperture anche all’interno, con distanziamento e protocolli di sicurezza”.
Alle richieste il ministro Lamorgese ha mostrato qualche apertura, pur confermando una linea di rigore: “Auspico che le riaperture possano rappresentare un progressivo ritorno e un rilancio delle autorità produttive, anche se i controlli saranno rigidi perché non possiamo rischiare di buttare a mare i sacrifici e gli sforzi fatti finora”. Un impegno a cui si associa un invito: “Denunciare è un dovere ma serve anche a sentirsi meno soli nell’affrontare un fenomeno come l’usura”. E su questo fronte, assicura, “lo Stato sarà presente”.
