La crisi del turismo – Il conto più salato della crisi Covid lo paga il turismo: la perdita occupazionale da giugno 2019 allo stesso mese del 2020 è di “246.000 unità, di cui 158.000 nei servizi di ristorazione e 88.000 negli alloggi”, a fronte del generale crollo nel mercato del lavoro italiano di 841.000 posti (-3,6%). Questi i numeri della Fondazione studi consulenti del lavoro sulla base dei dati Istat.

 

Commercio ko – In affanno, si legge nel rapporto, anche “il commercio all’ingrosso e al dettaglio (-191.000 unità) ed i servizi alle imprese (-103.000 occupati)”, legati alla chiusura di molte attività durante il lockdown e al ricorso allo smart working dall’avvio dell’emergenza Coronavirus.

 

Chi scende e chi sale – Se si stila una classifica, c’è chi scende e c’è chi sale: tra i settori dell’economia dei servizi in maggiore difficoltà, scrivono i professionisti, ci sono, dopo i servizi ricettivi (-28,3%), le attività di ricerca, selezione e fornitura di personale (-18,6%), le attività domestiche (-16,7%), quelle amministrative e di supporto alle imprese (-15,7%), il noleggio e leasing (-15,2%), la produzione cinematografica (-14,9%) e la ristorazione (-13%).

 

Percentuali positive, invece, per la filiera legata alle tecnologie e al digitale, come la riparazione di computer (+8,2%) e la fabbricazione di pc e prodotti dell’elettronica (8,2%), la programmazione e consulenza informatica (+3,9%), comparti che hanno beneficiato dell’ampio ricorso alle tecnologie nei mesi più duri della pandemia, in cui una fetta consistente di persone (lavoratori e studenti, in primis) ha svolto le proprie mansioni senza uscire di casa. Ed utilizzando molto più che in passato il computer e lo smartphone.


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