Con la crisi di governo, lo spettro dell’aumento dell’Iva si fa sempre più vicino. I tempi che si profilano tra caduta dell’esecutivo, elezioni e formazione di un nuovo governo rendono sempre più probabile l’attivazione delle clausole di salvaguardia, cioè l’aumento dell’Iva dal 22% al 25,2% (dal 10 al 13% per l’imposta ridotta). Tradotto, significa un costo medio di 541 euro in più a famiglia, secondo i calcoli del “Sole 24 Ore”.

Oltre 20 miliardi per disinnescare la miccia – Per disinnescare la miccia bisognerebbe trovare risorse per 23,1 miliardi. Altrimenti, le nuove aliquote entreranno in vigore dal primo gennaio 2020. A pagare di più questa stangata saranno le coppie con due figli, per cui si calcola un esborso extra di 756 euro, e quelle con tre o più figli, che pagheranno 736 euro in più. I meno penalizzati saranno i single ultra 65enni: per loro si calcolano 285 euro extra l’anno da mettere a bilancio.

Clausole di salvaguardia – A mettere nero su bianco l’ipotesi dell’incremento Iva era stata, a dicembre, la maggioranza gialloverde, auspicando di disinnescare il rischio in tempi successivi. Tempi che adesso, con il precipitare degli eventi, sembra proprio che non ci siano più. Per evitare l’Iva al 25,2% ci vorrebbero aumenti di altre imposte, tagli di spesa o ampliamenti del deficit, con conseguente rialzo della tensione con l’Ue. Lega e M5s si stanno rimpallando le accuse dandosi a vicenda la colpa di questa ipotesi pericolosissima per la nostra eocnomia. Con tutti i rischi conseguenti: dall’impatto negativo sui consumi all’aumento dell’evasione fiscale.



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